Buckled è nato come evento “fuori cartellone” di Destination Santa Trail Fest, un modo di intrattenere il momento pre-cena dei partecipanti dato che avevo la fortuna di avere a disposizione Davide Grazielli e Francesco Gentilucci, due che sul mondo ultra hanno molto da dire. Avevamo deciso di registrarci senza grosse aspettative e di farlo sembrare una cosa vera, con un nome, un logo, una byline, anche se non c’era ancora nulla. Ci sembrava un’idea divertente.
L’ho condiviso dando per scontato che sarebbe stato interessante più che altro per i presenti. La risposta è stata estremamente positiva e quello che doveva essere semplicemente un evento per pochi e -soprattutto- one-shot, è diventato nel giro di qualche settimana un podcast vero e proprio sul mondo delle ultra con un occhio di riguardo per le cento miglia. E da un giorno all’altro mi sono trovato a dover capire come fare una cosa che non ho mai fatto e sto imparando sul campo, ma che mi appassiona tantissimo.

Buckled - Registrazione dell'episodio 0
Ph. Luca Albrisi

Sono sempre stato affascinato dalle storie: amo ascoltare la gente più di quanto mi piaccia parlare, e questo podcast per me è un‘ottima scusa per entrare in contatto con persone differenti che vivono questo sport nei modi più disparati e avere la scusa per chiedere un po’ di tutto; è un modo di parlare di gare lontane che magari non avrò mai occasione di fare, e infine (e direi questa è la cosa che forse mi sta più a cuore) è un modo di far conoscere questo sport e i valori che lo circondano anche al di fuori della mia cerchia di conoscenze e magari spingere qualcuno a prendere in considerazione il correre una cento miglia.

Lo diceva Davide Grazielli nella prima puntata: la 100 miglia è una delle distanze iconiche nel mondo della corse, ma nel mondo del trail penso sia l’obiettivo finale di molte persone. È una distanza che ti dà e ti toglie tantissimo, è una gara lunghissima in cui vivi una vita intera e un’altra ancora, e pur con tutta l’esperienza del mondo non troverai mai due giornate di gara identiche; è forse l’unica distanza in cui veramente impari cose di te stesso che non sapevi, cose che ti si mostrano davanti nel momento in cui per proseguire ti sei spogliato di tutte le sovrastrutture mentali con cui vivi giornalmente.

Per il momento vivo Buckled alla giornata, lo vivo come un progetto personale e decisamente non un lavoro, un seme che sta mettendo radici e che col tempo si spera crescerà bene