In questa puntata l’ospite è Francesco”Paco”Gentilucci che, fresco di buckle ad Angeles Crest 100, è passato in studio (AKA la mia cucina) per raccontare cos’è successo un mese fa sui sentieri californiani quando per ore il tracking l’ha segnalato come completamente fermo per poi tornare in gara a pochi minuti dalla chiusura dei cancelli (spoiler alert: ha finito la gara e si è portato a casa la fibbia).
Nell’episodio si parla ovviamente di Angeles Crest 100, della differenza tra ambiente europeo e americano, di pacing e delle sue precedenti esperienze sulla distanza.
Le domande del pubblico come al solito sono in coda, e in via eccezionale non abbiamo una birra del podcast ma per onorare l’usanza post-gara di Paco, ci siamo dati agli Arizona Tea (Mucho Mango e Blueberry White Tea).
Buon ascolto!

La playlist di Paco la trovate qui:
Francesco Paco Gentilucci x BUCKLED

Ultrarunner, assistente Coach presso Destination Unknown, calamita di guai, appassionato di musica punk, gestisce in modo discontinuo i blog Unghie Rotte Mani Aperte e Allefoglie su Tumblr. Da Unghie Rotte Mani Aperte è nata anche una fanzine cartacea e una gara su invito. Scrive perlopiù per testate fuori dal giro della SIAE ed è allergico all’aria condizionata degli uffici, alle forze dell’ordine e alla chiesa.

La potete seguire su Facebook e su Instagram.


LETTURE CONSIGLIATE

Testo di Francesco Paco Gentilucci

Ho messo assieme qualche titolo, ma non solo di libri che parlano di corsa. Questo perché trovo che la letteratura di settore nella corsa sia piuttosto scarsa come qualità; per scrivere bene non basta essere corridori forti; e i poveri ghost writer che scrivono i libri per gli atleti sonno spesso obbligati a scrivere libri mediocri per far credere agli appassionati che siano stati scritti sul serio dagli atleti. Sul serio pensate che Totti la sera si metta a scrivere un libro, che saprò a malapena scrivere l’alfabeto?
Discorso diverso invece sulla letteratura che ha a che vedere con l’alpinismo, da sempre caratterizzata da grandi penne.
Ad ogni modo, ecco un paio di titoli:

EAT AND RUN di Scott Jurek e Steve Friedman.
Tolto il fatto che Scott Jurek è uno dei personaggi di cui ognuno di noi dovrebbe avere un santino a casa, trovo questo libro molto bello, sia per la narrazione fluida che per il quadro che riesce a dipingere della scena ultra delle origini, fatta da punk e fricchettoni. Lo lessi anni fa in inglese, è semplicissimo.
Le ricette vegan a fine libro sono interessanti, ma solo un’aggiunta, spesso contestualizzata alla narrazione; non conosco tuttavia nessuno che le abbia mai cucinate
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CONFESSIONI DI UN SERIAL CLIMBER di Mark Twight.
Questo è uno dei miei libri di culto. Non ha a che vedere in senso stretto con la corsa, ma è un libro che mi ha sicuramente avuto un grosso impatto sulla mia personalità. Il titolo inglese è Kiss or Kill, che è stato poi storpiato, senza nemmeno averlo citato, da Kilian nel suo libro, che utilizzo con grande gioia per livellare un tavolo Correre o Morire.
Questo libro ha delle narrazioni di un potere unico, taglienti e colte. La cultura punk miscelata con l’arrampicata sul ghiaccio e a montagna in generale: spettacolare.
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BORN TO RUN di Christopher McDougall.
Libro bestseller sulla corsa a cui non serve presentazione. Molto bello per conoscere un po’ di storia del passato e la leggenda dei Tarahumara. È un bel libro, non mi ha emozionato come altri, ma è un ottimo libro da regalare anche a chi non mastica tanto di ultrarunning.
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FIGHT CLUB di Chuck Palahniuk.
Quando lessi questo libro non ero a conoscenza del fatto che ne avessero fatto un film, il film lo vidi solo dopo molti anni. Avevo trovato questo libro brillante, il classico esempio di come si può scrivere male e pure tirar fuori una perla, come dire, il corrispettivo della musica punk che ascolto. L’autore è di Portland e io ho un debole per gli autori di quella zona, perché secondo me vivono una realtà che gli permette di ragionare fuori dagli schemi. L’intelligenza della struttura narrativa è allucinante, oltre a farti capire il potere di una cospirazione esterna alle strutture sociali esistenti….
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IN UN MILIONE DI PICCOLI PEZZI di James Frey.
Non c’entra un cazzo col resto, ma è forse il mio libro preferito, in assoluto.
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