Dopo averlo nominato in continuazione, speravo sarebbe arrivato il momento in cui a parlare sarebbe stato lui, Riccardo Tortini, una persona di cui tutti hanno una storia da raccontare. Italiano trapiantato in Nord America ormai da qualche anno, Riccardo ha raccontato dei suoi esordi, della sua famiglia, di come è arrivato a correre ultra e soprattutto di come vive a 360 gradi il mondo del trail tra corsa, assistenza e pacing.
Avremmo potuto parlare per altri due giorni e in parte l’abbiamo fatto a microfoni spenti, ma ci saranno altre occasioni per continuare con lui il discorso. Nel frattempo godetevi la puntata!

La birra del podcast (per Riccardo, io alle 6 del mattino mi stavo *gustando* un caffè involontariamente freddo) è una Spaghetti Western di Brewfist un birrificio di Codogno.

La playlist di Riccardo la trovate qui:
Riccardo Tortini x BUCKLED

Riccardo Tortini nasce nella Bassa Lodigiana, dove la salita più impervia è il cavalcavia sulla linea ferroviaria Milano-Piacenza. Nonostante una famiglia di ultra maratoneti, dopo quasi 20 anni a prendere a calci una palla di cuoio, è la maratona olimpica di Stefano Baldini che lo avvicina al mondo della corsa, prima su strada e poi su pista. Ma è’ solamente una volta attraversato l’Atlantico nel 2011 che (ri)scopre la passione per le lunghe distanze, a prescindere che sia di corsa, sul sellino o con gli sci ai piedi. Nel 2013 la sua prima ultra, e dal 2014 si qualifica ogni anno per Il Sorteggio.

La potete seguire su Facebook, Instagram, Strava e Twitter.


LETTURE CONSIGLIATE

Testo di Riccardo Tortini

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È nata prima la genetica o l’allenamento? La discussione è (ancora) aperta.
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Piuttosto correrei mille chilometri in discesa, sebbene sia in salita che si recupera tempo. Questi tre ne sanno qualcosa.
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