Buckled: quale è stato il momento della gara?
Davide: Il momento della gara è stato al miglio 35 circa: ero in botta. Cioè, ero in California, mi stavo arrampicando al Mt. Baldy, sotto a me il lago Tahoe, sopra il sole caldo. Gli hiker del sabato con la solita gentilezza americana scambiavano un saluto e due parole, e nel bosco fitto si vedeva solo il sentiero polveroso e verde tutto intorno. Mi stava scoppiando il cuore per l’altitudine, le gambe iniziavano ad accusare ed avevo davanti ancora un eternità. Eppure in quell’istante ho pensato chiaramente che non me ne fregava niente del ritmo che avrei dovuto tenere, di come avrei dovuto gestire l’out and back nei confronti del primo, di quanto stavo guadagnando o perdendo, di quanto sarei finito e forse anche se avessi finito la gara o no.
L’unica cosa di cui mi importava davvero era essere lì: era una vera “avventura”, andavo verso l’ignoto, la sera, la stanchezza ed era proprio la stessa sensazione che avevo anni fa alla mia prima cento. Mi ero liberato da tutto. Quello che è successo nelle 15 ore successive comprende gioia, disperazione, vomito, risate, amicizia, confidenze, quesadillas nella tasca dei pantaloncini, menare duro dopo ventitre ore di corsa, una stellata magnifica e la finish line più surreale ed intima di sempre. Maybe we no longer know who we’re supposed to be (Chamberlain).

Davide Grazielli - UTLT

Buckled: È la seconda 100 miglia in poco più di due mesi. È dura mantenere alto il livello di fitness e mentale tra le gare?
Davide: È dura cercare di infilare in ventiquattro ore della giornata tutto quello che ci devi far stare, aggiungerci la corsa e mantenere una parvenza di vita normale. Preparare una cento miglia non è mai un compito, è in primis un privilegio. Poi un grande piacere. Certo, a 45 anni imbroccare una 100k e due cento miglia in quattro mesi, chiuderle e rimanere sano non è scontato. Ma dovrebbe anche essere il mio lavoro, quindi dovrei avere gli strumenti per gestire tutto in maniera decorosa. Poi non è proprio così che vanno le cose nella realtà, ma facciamo finta che sia vero.
Nello specifico: conta conoscersi bene. Conta non voler fare i chilometri con la stessa intensità di un Tommaso Bassa, Alberto Ferretto, Francesco Rigodanza o inserite pure qualsiasi nome di giovane assatanato. Conta un po’ avere la testa di cazzo. Ma più di tutto conta divertirsi e la continuità: puoi essere anche uno dei tre qui sopra ma è la continuità che ti porta sempre in fondo.

Buckled: Ok correre, ma gli Stati Uniti (e nello specifico la West Coast) sono molto di più. Dacci la tua top-3 degli *assolutamente*. Possono essere parchi, cibi, quello che ti pare.
Davide: Questo è un colpo basso e lo sai. Abbiamo fatto 5.000 chilometri, attraversato quattro stati ed incontrato miliardi di persone, come faccio a chiudere tutto in tre singoli punti? Proviamo.
Cibo e bevande: il caffé dei motel è peggio anche del mio ma la quantità compensa la qualità. Le tostaditas sono molto meglio delle classiche tortillas. Il Breakfast Burrito è una delle più grandi invenzioni culinarie al mondo. Ma il gusto che mi porto a casa è il mango candito al chili. Il mango candito al chili è il futuro.
Posti: ogni volta che entri in un canyon, la discesa verso l’ignoto è uno dei momenti più emozionanti che possano capitare ad un runner, non invecchia mai come sensazione. Fuori dalle città grosse c’è pochissima luce, anche nella civiltà: ed è bellissimo così perché si può guardare il cielo. Flagstaff è un mix mortale tra vecchi bikers, studenti, hipsters, turisti sulla Route 66, atleti di alto livello, wannabees ed i Cocaina Cowboys che si accampano sulla piazza principale: sembra orribile, ma funziona, è un posto carino. Moab mi è sembrata simile con in più gli hippy, gli OHV e Krupicka in giro per strada, ma non è bella uguale, anzi. Però alla brewewry c’era l’offerta speciale 4 pack a $ 2,99 della Amber Ale locale.
Persone: tutte. Indistintamente. Gli americani avranno tanti difetti, ma sono spaventosamente gentili, e a me tanto basta per farmeli andare a genio.
Però è sempre incredibile come ad una stupida gara di corsa si conoscano persone che lasciano davvero un segno sulla tua vita. Vale per Carey che mi lascia un messaggio “tra due ore da Paulo” e ti fermi una notte ad Auburn solo per raccontarti come va avanti la tua vita. O Curt che finito i suoi doveri al ballo scolastico sale in macchina e viene a Northstar solo per vederti arrivare e fare due parole. Vale per JoAnn ed Andy che a metà gara ti passano al telefono Marisa che ti dice che la prossima volta dobbiamo andare da lei a mangiare i gnocchi. O Mat e sua moglie che sono stati a Genova a mangiare da Maria la Zozza. E poi ti ritrovi a passare 13 ore correndo con un perfetto estraneo: quando arrivi vi siete raccontati così tante cose che potrebbe ricattarti per tutta la vita, e in un modo o nell’altro lo sai che lo rivedrai prima o poi.

Davide Grazielli - UTLT


Potete ascoltare il podcast di Davide su Lakeland 100 qui:

Davide Grazielli eredita la malattia della corsa in famiglia, ma cerca di sfuggirne dedicandosi a qualsiasi altro sport finché non viene risucchiato nel vortice. Sono i tempi eroici delle prime ultra italiane, e il nostro si affida a qualsiasi consiglio reperito su forum, riviste, cenacoli letterari ed incontri clandestini di tresette. Poi capisce che un approccio scientifico forse potrebbe dare qualche risultato e ritorna sui libri dopo i tempi (altrettanto eroici) dell’Università. Inguaribile parlatore, state attenti a porgergli una qualsiasi domanda, specie riguardante la corsa.

Davide è coach FIDAL, fondatore di DU Coaching e Temple of Miles, collabora con Spirito Trail e nel caso non vi bastasse potete anche trovare altre parole sul suo blog.