Buckled: Non ho una vera scaletta, in realtà parliamo di corsa, non dobbiamo parlare per forza di una specifica gara.

Filippo: No anzi, è quello che mi interessa di più. Le gare me le sono dimenticate tutte, sono dovuto andare a vedermi sulle statistiche almeno le cento miglia che ho fatto e me le sono scritte su un foglietto.

Buckled: Ho controllato il tuo résumé sul sito dell’ITRA ed è una lista infinita di gare. Una roba folle.

Filippo: Sono molto vecchio

Buckled: No, hai corso veramente tanto e di qualità…e non è che corri piano

Filippo: Diciamo che soprattutto i primi anni c’era uno spirito un po’ diverso. Quando si affrontavano le ultra bisognava farne tante. Non c’era letteratura o modalità d’allenamento, quindi volevi correre sempre e farle tutte. Anche io avevo degli anni in cui solo di gare sono 1000 km, quindi tanta roba.

Buckled: Anche perché di solito non sono gare corte le tue, ne hai di corte, però hai avuto anche…

Filippo: C’è di tutto, ad essere sincero ho visto che mi piace fare un po’ di tutto dalla corta alle lunghe, mescolando le carte è forse la cosa più divertente.

Buckled: Tu com’è che hai cominciato a correre?

Filippo: Io ho cominciato a correre per una brutta storia fondamentalmente…lavoravo tanto, fumavo roba ben più pesante di adesso e la mia ex moglie (quindi la mamma di mio figlio) in un momento di difficoltà faceva di tutto per impedirmi di vederlo. Eravamo separati, Claudio ha l’affido congiunto e sta metà con lei e metà con me ed ad un certo punto lei ha…
Io questa cosa non riuscivo a digerirla, quindi per evitare di incazzarmi ulteriormente ho iniziato a correre. Sono andato in una palestra, vedevo la gente correre sul tapis-roulant ed ho detto:” Ci provo anche io.”

Buckled: Quindi hai cominciato a correre su tapis-roulant?

Filippo: Ho cominciato a correre sul tapis-roulant. Me lo ricordo ancora come se fosse oggi, avevo le all-star alte e nere (mezze rotte) ed una maglietta di cotone. Ero lo zimbello della palestra sostanzialmente. Vedevo questi che facevano 10 km di corsa sul tapis-roulant e mi sembravano degli eroi, una cosa impressionante. Tant’è che a furia di provarci, pian pianino, ci sono riuscito anche io a fare 10 km e nel momento in cui sono riuscito a vedere 10 sullo schermo mi sono messo praticamente a piangere. Da lì è cominciata, poi ho scoperto che c’era anche un di fuori della palestra e venendo da Milano ho iniziato a fare una mezza… Non era neanche una mezza era una bella gara… La Milano-Pavia, quindi una trentina di km

Buckled: La fanno ancora mi pare, no?

Filippo: Si, l’hanno modificata. Prima l’hanno portata a maratona e poi dopo… Peccato perché è una gara storica e Milano-Pavia lungo il naviglio è tutta dritta e…

Buckled: Tutto asfalto comunque?

Filippo: Si si, tutto asfalto. Un episodio interessante, perché un anno dopo… No, meno di un anno dopo, ho deciso di fare la mia prima ultra seria. Avevo guardato un po’ ed ho visto che c’era l’Eco-Trail di Paris che era 80 km. Io avevo fatto solo questi 30… Allora un giorno mi sono detto che dovevo cercare di aumentare. Ho fatto da Milano a Pavia, ho preso il caffè e poi sono tornato indietro. Ho fatto i miei primi 60, ed ho pensato “Mah, ma sai che c’è? Ci si può fare.”
Poi ho cominciato e da lì non ho più smesso.
Ho corso ancora con rabbia per qualche anno, poi per fortuna la vicenda di mio figlio si è sistemata, tant’è che lui è venuto a vivere con noi. Nonostante fossi rilassato…cioè rilassato… Rilassato mai! Diciamo che una volta fuori da questa situazione, la corsa ha preso un ruolo importantissimo. Mi sono reso conto che stavo molto meglio, prima ero sempre stanco arrivavo tardi dall’ufficio ed avevo una stanchezza che… Il weekend serviva a malapena a recuperare la stanchezza della settimana. Tramite la corsa e l’esercizio fisico mi sono reso conto che stavo veramente molto meglio. Non mi ammalavo praticamente mai. È diventato una parte, come per tutti noi, molto importante della mia vita.

Buckled: Anche perché comunque non so se anche per te è stata la stessa cosa, però per me è stato un processo abbastanza naturale cominciare a correre e nel momento in cui la corsa era diventata qualcosa di importante, cominciare a regolare l’alimentazione… Non tanto perché mi rendevo conto che non potevo mangiare determinate cose perché mi avrebbero fatto male, ma perché era come se il mio corpo richiedesse un certo tipo di alimentazione sana, quindi più verdure e cose di questo tipo per stare meglio e per correre meglio. Poi è tutto un processo a valanga.

Filippo: Si, è pazzesco come il corpo si risvegli quasi da un letargo e riprenda a fare una cosa che effettivamente è come dicono i libri… Correre è naturale, l’uomo è fatto per correre lunghe distanze etc… Ma tutto si sintonizza in una direzione. Mangi meno, ma molto meglio, quindi quello di cui ti nutri ti serve effettivamente e non va sprecato. Quindi è tutto un processo che porta veramente a stare meglio. Lo sport insegna tanto che la cosa più bella, la lezione più grande che ho imparato in tutti questi anni è che impegnandosi si ottengono i risultati.
Io ho cominciato a studiare quel poco di letteratura, perché parliamo del 2008 e quindi 11/12 anni fa non c’erano molti libri. C’era qualcosa su lunga maratona su strada, ma sul trail men che meno. Ho cominciato a raccogliere informazioni, a studiare un po’ i miei allenamenti e lì è venuto fuori forse l’ingegnere che c’è in me ed avevo fatto tutta una serie di file e di cose per cercare di capire un po’ meglio. Sono poi arrivato ad un punto dove mi sono reso conto che l’allenamento era solo… Voleva dire star bene per potere fare cose più velocemente, non tanto per un risultato di classifica o altro… Siccome non ho mai tempo per correre, quando vado in giro anche con la famiglia mi prendo un’ora ma anche se sono allenato in un’ora riesco magari a salire su una montagna e tornare giù in un tempo ragionevole, più o meno entro l’orario in cui ho detto che sarei tornato. Mi sono quindi reso conto che il mio obiettivo fondamentalmente era quello. Io appena posso viaggio, mi piace esplorare e la corsa è quel momento in cui sono in un posto ed una città qualsiasi, anche brutta, ma con la corsa riesci a vedere molto bene. Entri quasi nella vita degli altri, tu passi nelle vie, vedi dentro le case etc… In poco tempo riesci ad assorbire un luogo. Andando un po’ oltre, un po’ fuori, un po’ più in alto si vedono sempre cose molto interessanti che sono quelle che poi alla fine mi rendo conto siano i ricordi migliori che ho di n viaggio.

Buckled: Tu ti sei sempre auto-allenato?

Filippo: Si.

Buckled: Hai sempre trovato un tuo metodo tra normalità e follia per riuscire a…

Filippo: Infatti il mio metodo lo hanno sempre chiamato “CazzoMannaggia”. Però ha un suo fondamento, secondo me si sposa molto bene con le ultra distanze… Cioè, allenarsi quasi più mentalmente e non seguendo un allenamento che predispone il fisico. Ti porta a fare anche cose come andare a Pavia a prendere il caffè e tornare… Quello, anche se non sei preparato per quella distanza mentalmente ti aiuta, ma fisicamente non ci sei, perché poi sono stato devastato per una settimana… Però mentalmente ho mentalizzato che avevo fatto 60, 80 li potevo fare…. Quindi spesso mi capita di andare a cercare situazioni difficili, oppure fare, non so… Mettermi in mente un obiettivo anche inutile, come fare due gare lo stesso weekend… Cose di questo genere… Che però alla fine mi hanno portato ad essere sempre abbastanza in forma.

Buckled: Quindi è come se andassi a costruirti una specie di base mentale che ti serve in un momento di difficoltà su una gara poi più lunga.

Filippo: Essatto. Quello è secondo me la chiave per le lunghe distanze.

Buckled: Anche perché tu non sei andato lungo in questi… Parlando di cento miglia, ma sei andato lungo… Quindi, hai il massimo raggiunto, diciamo singolo stage…

Filippo: Ma singolo stage diciamo 256 che sono due gare su strada, quindi è decisamente più veloce che farlo sui sentieri.

Buckled: Ma non per questo meno brutali, sono su strada quindi…

Filippo: Sto rivedendo la mia posizione a riguardo. So che sembra strano, però mi sono reso conto che probabilmente l’impegno mentale che si risolve volente o nolente in 36 ore. Sia la Spartathlon, quindi da Atene a Sparta, sia la Sakura-michi in Giappone che sono le due 250 km che ho fatto, il tempo massimo è 36 ore. Più di là non vai, quindi si risolvono abbastanza in fretta, un giorno e mezzo ed hai finito. Devo essere sincero, ho visto che tutto sommato si riescono a correre. La Spartathlon l’ho fatta in un anno un po’ difficile, mi ero appena operato al tendine e quindi non ero in forma, quindi l’ho sofferta e ci ho messo parecchio.

Buckled: Anche perché i cancelli della Spartathlon a memoria sono molto stretti, soprattutto nella parte iniziale.

Filippo: Si, Spartathlon ha una strana forma per quanto riguarda i cancelli. I primi 82 km, quindi da Atene a Corinto vanno fatti in 9 ore e mezza mi sembra. È un passo ragionevole, il problema è che quando arrivi lì ne hai altri 160 da fare e quindi mentalmente arrivi, ti rilassi un attimo, poi pensi che devi ancora attraversare tutto il Peloponneso e ti viene male. In tanti soffrono un po’ questi cancelli. La Sakura-michi sono divisi più equamente e puoi gestirla bene. L’ho voluta fare anche proprio per capire qual è un tempo ragionevole, avevo in mente che 30 ore per 200 km sono al confine tra far bene e far male. Alla Spartathlon non ci ero riuscito per vari motivi, invece alla Sakura-michi ci sono riuscito ed effettivamente ho mentalizzato che si possono correre quasi tutti 250 km ed è un tempo tutto sommato ragionevole.

Buckled: Ma per gare così lunghe comunque vai un filo a modificare la preparazione o aumenti un filo il volume settimanale in modo da stare sulle gambe di più?

Filippo: Per la Spartathlon non avevo molto organizzato, fino all’ultimo ero in lista d’attesa e non sapevo bene, infatti mancavo sicuramente di preparazione. Secondo me è talmente lunga la distanza che è anche difficile… Per quanto abbia tanta fantasia con il mio metodo sperimentale negli allenamenti, che poi è quello che mi stimola sempre a fare le cose… Inventandosi qualcosa hai quello stimolo che ti permette sempre di superarti un po’. Se fai sempre le stesse cose puoi migliorarti di secondi o minuti, ma non hai uno stimolo vero a crescere. Fondamentalmente ho cercato di correre il più possibile, quindi anche andando in ufficio (che il mio ufficio per due volte alla settimana è a 38 km da qua), andavo la mattina preso di corsa, lavoravo e tornavo indietro di corsa. Non ho fatto una preparazione effettiva. Ho fatto per la Sakura-michi, la cosa che mi ha mentalmente abbastanza preparato, è che l’ho scelta con criterio e molto accuratamente è la 12 ore del castello di Brescia. Sostanzialmente sono 12 ore su un anello di 1,8 km all’interno del castello, quindi con gradini, ponti levatoi… La gita turistica che si fa alle medie, fatta per 12 ore consecutive. Mi sono detto che se riesco a fare quella un bel tassello importante per fare la gare ce l’ho. Sono andato e mi sono anche divertito un sacco.

Buckled: Immagino che la Sakura-michi non avesse niente di quelle 12 ore…

Filippo: No, però parti da un castello, il castello di Nagoya ed arrivi al castello di Kanazawa. Quindi c’era anche un family feeling.

Buckled: Classica garetta piccola, in teoria dovrebbero essere tutti giapponesi e quando vedono un occidentale pensano “cosa ci fa?”.

Filippo: Raccontiamo brevemente la storia della gara perché e la cosa più poetica ed anche io mi ero lasciato affascinare molto da questa idea. La gara nasce perché un autista di autobus percorreva tutti i giorni il tratto da Nagoya a Kanazawa. Un giorno si è fermato per dei lavori in corso perché stavano spostando un ciliegio secolare, all’epoca aveva 400 anni, per costruire una diga. Lui poi tutti i giorni è andato a controllare che questo ciliegio stesse bene. Si è reso conto della forza di questo ciliegio, che non solo è attecchito ma è esploso in fioriture meravigliose, allora ha deciso di piantare alberi di ciliegio lungo tutta la strada che lui faceva tutti i giorni. Ha cominciato pian pianino e purtroppo alla mia età (48 anni) è morto e non è riuscito a finire la sua opera di congiungere le due città con i ciliegi. Hanno deciso di fare una gara per commemorare il suo gesto, alla fine della gara ci siamo messi lì ed abbiamo piantato altri ciliegi per proseguire diciamo idealmente la sua opera. Questa era la poesia meravigliosa che io mi ero fatto, correre su petali di ciliegio leggerissimo per 250km, la realtà è sempre un po’ diversa… Il Giappone interno è bellissimo, però uscito dalle città hanno 800 semafori e l’ è obbligatorio fermarsi, quindi benchè fossimo in pochi, perché la gara è composta da 100 giapponesi più 22 stranieri… Non è facilissimo entrare, io erano anni che ci provavo, ma hanno un sito solo in giapponese, non hanno numeri di telefono e non puoi mandare e-mail, si può mandare un fax …

Buckled: Un livello superiore rispetto alle gare americane, non credevo fosse possibile…

Filippo: Anche google non riesce a tradurre. Quest’anno mi ero messo d’impegno, l’anno prima non ero riuscito a presentare il mio fax nei tempi, e lì se scade il giorno sei fuori… Ho chiamato un mio amico che lavora alla Yamaha e gli ho detto di chiamare uno dei suoi giapponesi e di chiedere se riuscivano ad avere un contatto o una mail… Effettivamente la procedura ha funzionato, gentilissimo mi risponde mr. Ogo e io gli mando un minimo di presentazione mia e caso vuole che lui fosse l’allenatore della squadra di ultramaratona giapponese tanti anni fa e la prima gara a cui ha portato il contingente giapponese fosse la Spartathlon. Quando gli ho scritto che ho fatto la Spartathlon lui basta, quindi sono riuscito ad entrare. Eravamo molti pochi europei, c’erano gli ungheresi molto forti, tra cui Suzanna che ha vinto la Spartathlon due volte. Lì è riuscita ad arrivare solo seconda perché c’era una ragazzina giapponese che correva come un motorino. C’erano tanti orientali, coreani, che per loro non sono giapponesi quindi… Europei eravamo veramente pochi, c’era un australiano e forse qualche spagnolo…

Buckled: Quindi comunque immagino che loro non si approccino alla gara… Non dico che non siano ospitali, però mi aspetto una cosa molto gestita in famiglia, molto tradizionale… Quindi il ristoro con zuppa di miso…

Filippo: Si, ha degli aspetti meravigliosi, appunto uno su tutti i ristori (richiama molto quello delle cento miglia americane). Sono gestiti da realtà locali, quindi il micro paesino lontano da tutto, dove ci sono le signore che si sono fatte veramente ravioli, riso, prugne… Di tutto… Artigianale quindi di qualità. Per noi almeno 80/100 euro a ristorante. La cerimonia è abbastanza… Molto formale come sono i giapponesi, ci sono dieci organizzatori su un tavolo messo a 45°, tutti vestiti con la casacca rosa fosforescente… Un po’ anzianotti con la casacca rosa era un’immagine bellissima… Dall’altra parte dieci con la giacca nera e la cravatta nera che sono i politici dei paesi che si attraversano. Ognuno fa un discorso di tre/quattro minuti completamente in giapponese di cui non capisci niente, tu però stai lì due ore a sentire tutto… Dopo la gara è abbastanza informale, procedure di partenza alla “volemose bene”, quindi pronti via partiamo. Poi comincia il bello perché vai nell’entroterra e nelle realtà più locali dove ci sono le vecchiettine che salutano.

Buckled: Certo, però zero inglese perché faticano anche…

Filippo: Zero inglese, anche se devo dire che una decina di anni fa ci ero andato per lavoro ed è cambiata molto. Forse con le olimpiadi si sono un po’ aperti, adesso i cartelli sono tradotti, mentre prima…

Buckled: Si noi siamo stati quest’anno a Kyoto e Tokyo. Tokyo si è un po’ più occidentalizzata, probabilmente si con le olimpiadi… Mi immagino però questi paesini rurali in mezzo alla campagna…
Filippo: I paesini bellissimi. Io ho vissuto due momenti molto belli nella gara, proprio perché mi sono reso conto che siamo partiti dalla città, siamo andati nell’entroterra, ma nell’entroterra convivevano le due anime del Giappone. È veramente in bilico tra la modernità, perché hanno le macchine… C’è un concessionario mi ricordo in un paesino minuscolo con le macchine a idrogeno, da noi arriveranno tra cinquant’anni e 100 metri dopo c’era il vecchiettino che coltivava il riso nel giardino di casa con gli zoccoli di legno, il cappello di paglia ed il loro abito tradizionale e che quando passa si inchina e si toglie il cappello. Lì lo vedi. Oppure i pescatori che con le effigi delle carpe… Quindi gli aspetti tradizionali sono ancora molto vivi, però dall’altra parte c’è questa tecnologia e questa modernità dei trasporti che noi non abbiamo.

Buckled: Tornando indietro su distanze normali, tipo 100 miglia. Tu sei portatore sano di fibbia, hai fatto diverse 100 miglia… Hai fatto il Monte Bianco, una che conoscono in pochi che è la Western States, hai fatto Zion…

Filippo: Ho fatto la prima edizione del Bryce Canyon

Buckled: Ecco io confondo sempre i due parchi, non me ne voglia…

Filippo: Ma fai bene perché sono organizzate dallo stesso individuo. Mi ero dimenticato perché mi piace fare tante cose, come hai notato, ma poi le archivio un po’. Sono andato a guardarmi effettivamente nel 2009 ho fatto la prima 50 miglia. Sono andato, ero in vacanze negli Stati Uniti ed ho costretto la famiglia ad andare in camper…

Buckled: Come fanno tutti, non ti preoccupare, sei in ottima compagnia…

Filippo: Però nel Lake Superior il clima non è meraviglioso come in California. Quindi ho convinto tutti che quello è un posto meraviglioso e ci dirigiamo con il nostro camper, avevamo pure degli amici di mio figlio dietro… A fare questa 50 miglia. Quindi nel 2009 ho fatto la mia prima 50 miglia. Poi progressivamente, diciamo 2/3 anni, il desiderio dei grandi spazi perché… Ho sentito tutti i tuoi podcast e giustamente si esplora un po’ la differenza tra Europa e Stati Uniti. La differenza lì la fa la grandezza degli spazi. È una cosa che io vivendo a Milano mi sento un po’ chiuso. Quindi ho ogni tanto il desiderio dei grandi spazi e correrci in mezzo come solo le 100 miglia americane sanno regalare. La voglia mi salta fuori.
Nel 2013 vedo che c’è questa prima edizione della 100 miglia del Bryce Canyon e quindi lì convinco facilmente la famiglia, perché è uno dei posti più belli degli Stati Uniti…

Buckled: Parchi naturali, Canyon rossi…

Filippo: Esatto, quindi anche lì in camper. Uno dei viaggi più belli che auguro a tutti di fare. Dal Colorado ci attraversiamo tutte le montagne rocciose, quindi i luoghi di culto dell’ultrerunning americano, visitando i parchi con il camper e quindi dormendo sotto le stelle in posti pazzeschi.
Andiamo a fare effettivamente la gara organizzata da Matt… Pensa gli americani io li adoro perché riescono veramente ad inventarsi tante attività, a me piace anche questo tipo di imprenditorialità. Matt è insegnante di spagnolo alle medie statunitensi, da maggio quando finisce la scuola organizza 100 miglia. Lui, sua moglie e i suoi 4 figli via. Ha iniziato proprio con il Bryce Canyon, quindi prima edizione, primi 100 miglia. Adesso Matt è depositario della Zion, Grand Canyons, Antelope Canyons, Bryce Canyons, ha quattro o cinque cento miglia nel parchi e nei posti più belli degli Stati Uniti. Come giustamente anche Lapo che ha fatto la Zion non solo all’interno del parco, ma ci girano talmente vicino che… Forse quello che io ho apprezzato del Bryce è stato proprio il fatto che ho visto posti che nessun turista vedrà mai, quindi va a trovare i percorsi più belli nelle zone limitrofe al parco che sono ugualmente belle, è solo una questione di confine del parco.

Buckled: Bryce cos’è una point to point? Un loop? Diversi loop?

Filippo: Non è point to point. Parti da un punto ed arrivi in un altro, però c’è un pezzo…

Buckled: ok, out and back…

Filippo: Che è una cosa che mi preoccupava un attimo, invece è talmente bello il paesaggio che supera… E’ molto in alto, la mia prima gara un po’ in quota, infatti ero molto preoccupato dell’altitudine per quanto sembri un posto solare e tutto è parecchio in alto. Ed è andata molto bene. Non avevo ancora idea delle distanze, quindi quando non hai ancora le idee è il momento più bello per me, perché è tutto una scoperta. Provi, vedi e se funziona vai avanti, sennò devi correggere la rotta. Mi ricordo solo che ad un certo punto con un gruppetto ci siamo persi, non si sa come ci siamo fatti 1 km in più, torniamo indietro e incontriamo gli altri e alla fine poi tutti insieme siamo riusciti a riprendere la rotta ed è stata una gara bellissima. Per la prima volta ho visto la differenza tra noi e gli americani. Gli americani corrono sempre, corrono anche in salita e probabilmente facendo uno sforzo fine eccessivo perché probabilmente camminando io gli stavo dietro e consumavo meno energie… In discesa non brillano molto, soprattutto i pezzi tecnici. Quindi ad un certo punto, sarà stato intorno ai 50 miglia in un momento di esaltazione cosmica, cerco di accelerare e supero quello che c’era davanti. Tra le altre cose sapevo, perché era un ex marines, che aveva tipo 15 ore sulla 100 miglia. Era proprio l’unico, il favorito, il predestinato… Il mio è stato un gesto di follia pura. Ho continuato ad andare pensando che prima o poi mi avrebbe preso, alla fine ho vinto la gara. Ho vinto la prima edizione inaugurale della Bryce Canyon, è un evento… Lì Matt, mi ricordo molto… Sono arrivato e mi dice “Va bene, bravo, hai vinto” e mi ha dato la fibbia. Come hai già anche con Lapo notato, è molto diversa dalle fibbie in metallo puro stampato, è tutta disegnata da un suo amico che fa l’artista, quindi è tutta disegnata a mano sotto vetro. Mi consegna un quadretto che è il premio per il vincitore ed un piede fatto… Un piede enorme… Fatto di tondino di ferro pieno.

Buckled: Ideale da riportare indietro…

Filippo: Ideale, infatti l’ho riportato e si è rotta la valigia e al controllo sicurezza me l’hanno aperta per capire cosa ci fosse dentro.

Buckled: Però sei riuscito a riportarlo indietro.

Filippo: Si si, l’ho riportato indietro.

Buckled: Quello era il premio del primo classificato…

Filippo: Si, era un premio e un paio di Altra. Non era proprio del mio numero, era proprio uno dei primissimi modelli che stavano cominciando a lanciare all’epoca.

Buckled: Lì quindi ci hai un po’ preso gusto su ste gare in larghi spazi ed hai buttato dentro il tuo nome…

Filippo: Si, ho cominciato a buttare dentro il mio nome.

Buckled: Quanto tempo ci hai impegnato la prima volta?

Filippo: Quattro anni.

Buckled: Quanti ticket avresti quest’anno?

Filippo: Da quando l’ho fatta, quindi dal 2015, ci sto riprovando tutti gli anni. Quest’anno non so adesso qual’è il calcolo ma…

Buckled: Però saresti al quarto anni, no sarebbe il quinto anno. Purtroppo negli ultimi anni sono aumentate tanto le qualificanti, è aumentata tanto la gente che ci prova comunque…

Filippo: Quindi la percentuale è invariabile…

Buckled: Si si.

Filippo: Non so neanche… Mi piacerebbe rifarla solo per un motivo perché è una gara talmente particolare che probabilmente basta una volta… Solo che con il buon Riccardo Tortini che io avevo scritturato per farmi da pacer negli ultimi 60 km, ad un certo punto chiacchierando bellamente sbagliamo strada perché la Western States per un americano medio è come il cammino di Santiago, non è messo in discussione. Quindi il balisaggio non è così come siamo abituati noi e sostanzialmente quando c’è una curva tutti sanno che devono andare di là e noi siamo andati dritti. Siamo arrivati in un parcheggio, vediamo che arriva una macchina, aspettiamo che si avvicini per chiedergli dove sono passati gli altri e questo non sapeva assolutamente niente. Allora torniamo giù, il povero Riccardo finisce in una buca che c’era sul sentiero e si sgarbella una gamba. Poi ci accorgiamo che effettivamente c’era una curva a gomito che non avevamo visto e riprendiamo. Purtroppo in questi 20/25 minuti che abbiamo perso ci superano in quattro concorrenti con i loro pacer. Da lì ho perso un po’ la voglia di lottare ed abbiamo finito un po’ più tranquilli. L’unico motivo per cui tornerei è vedere se riesco…

Buckled: Ad azzeccare quella curva a gomito… Comunque la rifaresti, ma la rifaresti con pacer, è una di quelle gare dove ti serve avere qualcuno?

Filippo: Secondo me ti serve, perché tu vieni da tanto caldo e qualcuno che ti da’ una registrata… Io non amo tanto, però devo essere sincero… Quando sono stato estratto 2015 avevo chiesto a Davide se, che lui l’aveva fatta nel 2012, non se lo consigli, a anche da farmi da pacer lui e sarebbe stato molto bello. Più per l’idea. Io preferisco correre da solo, perché non mi va di fare aspettare la gente, infatti mi ricordo che sono arrivato a Forest Hill ed ero convinto di essere molto in ritardo rispetto ai tempi che avevo dato, la mia preoccupazione è che loro fossero lì ad aspettarmi. Non mi piace fare aspettare la gente e allora preferisco, ecco… Se la devo fare un po’ come ho fatto le altre, preferisco da solo e arrangiarmi.

Buckled: Western States è l’unica gara che hai fatto con pacer?

Filippo: No, sono andato poi a fare Rio del Lago nel 2016 con Davide perché ci serviva un qualificante per Western States…

Buckled: Alla fine tutti lì finiscono…

Filippo: Anche perché era organizzata molto bene anche da un gruppo di amici e fa un pezzo della Western States. Quindi era interessante anche per quello. Lì appunto questo gruppo di amici ha detto “Vi facciamo noi”. Credo di aver preso il pacer agli ultimi 40km. Ero, questa volta non messo benissimo e quindi l’ho fatto soffrire. Anche quello non mi piace. Lui provava di tutto, a cercare di dirmi che andava tutto bene, che ero meraviglioso e fortissimo, ma invece sapevo benissimo che stavo arrancando. Ero un po’ stanco perché avevo fatto un mese prima la Spartathlon. Devo essere sincero, per quanto io mi butti nelle cose non avevo ancora recuperato bene le forze.

Buckled: Tu hai fatto 100 miglia anche in Europa ed hai fatto Monte Bianco, anche se poi nessuno parla di 100 miglia come il Monte Bianco perché poi è difficile pensarla come se fosse una 100 miglia, anche se effettivamente lo è ed è anche qualcosa in più…

Filippo: Forse per quello, forse perché è qualcosa in più. Nella mia testa la 100 miglia è quella americana abbastanza corribile, diciamo tra i 3 ed i 5.000 metri di dislivello positivo su 160km. Il Monte Bianco ne ha tanti di più, per quanto si dica (ed adesso i grandi atleti lo stanno dimostrando) che sia corribile io su certe salite le sento tutte. Per me non è corribile.

Buckled: Trovi più difficile preparare una gara come il Monte Bianco o una 100 miglia americana dove hai bisogno di correre sempre?

Filippo: E’ una domanda che mi sto facendo in questi giorni, dove quest’anno forse sono andato meglio sul corribile… Sia la 12 ore, sia la Sakura-michi, sia… Per me forse alla fine è meglio il corribile, anche se la 100 miglia non l’ho ancora inquadrata bene. Paradossalmente adesso forse mi trovo più a mio agio su una gara più lunga e con meno dislivello che su una 100 miglia… Non ce l’ho ancora completamente in testa la strategia da adottare su una 100 miglia. Motivo per cui vorrei rifarla è cercare di capire un po’ di più.

Buckled: Invece, una gara come Monte Bianco è una di quelle cose che fai e dici “ok sono a posto così e vado a vederla”?

Filippo: Lì forse l’aspetto competitivo del mio carattere mi spingerebbe a fare meglio di quello che ho fatto, quindi è l’unico motivo per il quale vorrei provare a rifarla.
Certo è che ci sta passando un po’ di tempo (l’ho fatta nel 2014), quindi sta rincominciando un po’ a tornarmi la voglia di farla.

Buckled: Anche tu hai cicli di 5 anni? Ogni 5 anni ti torna la voglia…

Filippo: Diciamo che il minimo è quattro. Perché effettivamente chi riesce a fare nell’arco di un anno o due la stessa gara deve avere una motivazione molto forte. Siccome mi rendo conto che sto invecchiando molto rapidamente, ed il tempo a disposizione è sempre meno, magari preferisco fare una gara che non ho mai fatto e quindi andare in contro a qualcosa di sconosciuto che non conosco proprio per la sfida che ne deriva. Rifarla tutto sommato l’UTMB l’ho fatta una volta, la CCC una volta, ho fatto l’UTMB quell’anno che l’hanno accorciata, quindi… Poi la zona bene o male la conosco… Invece ho apprezzato molto fare la PTL. Che è la lunga dell’UTMB, quindi è 300 km in semi autonomia, perché ci sono solo 2/3 basi… Forse due, sono talmente poche che non me le ricordo. In cui giri, fai un grosso giro, quindi sempre sulle tre nazioni Italia, Svizzera e Francia, ma molto allargato e più in alta montagna.

Buckled: Lì l’approccio alla gara… Si può definire gara? Dato che va fatta in squadra…

Filippo: Secondo me in questo caso, nel senso che ne ho fatta un’altra quest’anno… Mi sono reso conto che non… E’ difficile definirla gara, ci sono così tanti fattori che concorrono la classifica che veramente basta sbagliare la traccia e perdere 5/6 ore per recuperare il percorso giusto e la gara l’hai persa. È una grossa avventura, è interessante il fatto di essere in tre e quindi di riuscire a gestire un’entità più complessa del singolo, da una parte è un grosso aiuto perché nei momenti di difficoltà di uno gli altri due possono in sei giorni… Si se devo essere sincero ha funzionato, non siamo mai crollati tutti e tre nello stesso momento. Quello può essere un problema. Abbiamo avuto vari momenti critici di grossissima difficoltà, però appunto essendo in tre si riesce ad essere un po’ più obiettivi anche quando sono 4/5 giorni che non dormi. Poi c’è l’aspetto della privazione da sonno che mi spaventava molto ed invece si è rivelata una sfida importante organizzare il sonno in maniera completamente diversa dalla vita quotidiana. Siamo abituati a dividere molto il giorno e la notte, mentre lì assumi tutto una fluidità diversa, non ti rendi conto qual è il giorno e la notte. Dormi veramente più come gli animali, dopo che stai senza un tetto per quattro giorni e sei stanco dormi.

Buckled: Quindi dormi l’essenziale, quello che ti serve…

Filippo: Si, così come mangiare. Mangi poco ma spesso, dormi poco ed in determinati momenti… Quindi questo tipo di esplorazione di sensi diversi mi è piaciuto molto.

Buckled: Tu nella tua carriera decennale hai fatto tantissimi tipi di gara differenti e tantissime distanze differenti. Out and back. Loop, gare stage, point to point… E su tutte le distanze. Qual è quella dove ti trovi più a tuo agio? Sia come distanza che come tipologia di gara.

Filippo: Il dramma ed il bello è che non l’ho ancora capito, nel senso che anche a me piacerebbe dire “Questa è la mia distanza, lì posso permettermi di attaccare perché conosco la materia e posso godermi la gara”. Il bello è che non avendolo scoperto sono ancora alla ricerca. Domenica ho fatto una gara di 20 km a Monte Casto dove non so, mi sentivo in giornata ed ho fatto il brillantissimo, infatti oggi sono devastato. Ho cercato di correre con i ragazzi che ci sono adesso, per fortuna molto giovani. Ho fatto una sparata impressionante, è divertente anche quello. Hanno l’età di mio figlio, il riscontro alla fine è stato impetuoso. Mi piace fare anche questo, mettermi in gioco il più spesso possibile.

Buckled: Però secondo me, per esempio sul trail l’età non è una di quelle cose che è necessariamente determinante. Forza fisica, potenza ed energia infinita ok… Vedo comunque altra gente che migliora con l’andare del tempo e non dico “Ok, sono arrivato ad una gara settecentesimo e l’anno dopo sono arrivato seicentonovantottesimo”. Proprio è un discorso di essere più veloci, più resistenti… Poi immagino ad un certo punto ci sia un momento di calo o che magari il buon risultato di una gara dipenda da tanti fattori di cui non devi tenere conto quando sei giovane. Banalmente, dormire 8 ore a notte, mangiare bene, stare attento la settimana prima della gara… Questo secondo me un ragazzo di 20 anni può fare quello che vuole e correre forte uguale, una persona che magari… Io ne ho quasi 40, devo stare attento a determinate cose. Mi rendo conto che il trail o forse più le lunghe distanze, non necessariamente il trail, la parte di esperienza comunque ha un suo peso che non ha su altre distanze.

Filippo: Sicuramente nel trail e sulle lunghe distanze l’esperienza conta tantissimo. Me ne sono reso conto anche sulle gare molto lunghe su più giorni. L’esperienza è tutto. Fisicamente io quest’anno sarà che ho lavorato tanto, che sono sempre un po’ stanco mentalmente ed i tempi di recupero aumentano… Quindi sulle gare corte conta. Non sono d’accordo sul discorso della preparazione, piuttosto che l’alimentazione. Prima forse ero più attento ed adesso lascio più le cose al caso, però me la vivo con un atteggiamento forse più rilassato. Non ho più la testa di stare a preoccuparmi di cosa mangio, quanto peso, se ho fatto tutti gli allenamenti o meno. Punto più sull’esperienza, però questo ti libera in un certo modo e ti fa approcciare alla gara o alla corsa un po’ più sereno. Ho visto che anche questo tipo di serenità, quindi meno aspettative è un elemento importante che ti fa al momento buono tirare fuori quel qualcosa in più.

Buckled: Quindi questa cosa poi la porti anche a livello di preparazione della gara specifica o… Banalmente, non vai a vedere determinati dettagli della gara, vuoi sapere il meno possibile in modo di vivertela meglio ed essere meno preoccupato di quello che può succedere?

Filippo: Quello mi piace molto. Non mi piace sapere troppo. La sorpresa… Io penso che un po’ tutti corriamo per scoprire qualcosa, che sia di noi, di un percorso o di una distanza… E’ sempre una scoperta. La preparazione, ecco… Mi piace fare delle cose che mi predispongono mentalmente. Cerco di fare almeno un allenamento serio che mi dica “Ok, ce la posso fare all’80%”. Poi c’è sempre un 20% che è fuori controllo, però è quello interessante da riuscire a gestire durante la gara. Nessuno è in grado con tabelle di allenamento, alimentazione e tutto controllato… A meno che non sia un professionista con una squadra di professionisti che gli stanno dietro… Riesce a fare esattamente quello che aveva previsto. Le ultra sono proprio andare veramente verso lo sconosciuto, qualcosa che non puoi prevedere prima. La capacità sta proprio nel risolvere il problema nel momento in cui ti si presenta. Mi piace fare una roba che mi dica “Si, all’80% ce la posso fare”, quindi faccio un allenamento… Una cosa un po’ più particolare che mi mette nello spirito della gara. Poi invece mi piace scoprirle senza troppo pensarci.

Buckled: Quindi se dovessi dare un consiglio a chi ha cominciato a correre adesso sulle lunghe distanze, si parla basato sui tuoi anni di esperienza, quale sarebbe? Se dovessi tirare fuori una lezione, se c’è una lezione di questi anni di corsa…

Filippo: Quello che… Secondo me la cosa più… E’ uscire dagli schemi. Per uscire dagli schemi mentali che abbiamo…se ne parlava questa mattina con i ragazzi con cui siamo andati a correre… Vedo gente giovane che corre bene e che è motivata a correre, ma che si mette degli obiettivi troppo bassi. Allora io invece gli ho detto che deve ridurre molto l’obiettivo, perché arrivare alla fine della gara e sapere che avresti potuto fare di più, non ti da’ la soddisfazione. È una cosa molto brutta. Devi arrivare a cercare di dare veramente il 99%, il 100 non saprai mai qual è, quindi… Nessuno di noi lo saprà.

Buckled: Meglio non saperlo qual è il 100…

Filippo: Però da arrivare a fine gare dicendo “Ho fatto quello che potevo fare”. Il fatto di darsi un obiettivo è un enorme stimolo anche negli allenamenti. Io se ogni tanto riprendo i vecchi file in cui segnavo i tempi che facevo, ma banalmente intorno all’ufficio un percorso di 12/14 km a seconda se riuscivo a rubare due minuti in più alla pausa pranzo… A volte guardo dei tempi e dico “Come cazzo facevo a fare…?”. Però effettivamente mi ricordavo o andavo a verificare che avevo un obiettivo di fare una gara in un certo modo, ed è l’obiettivo che ti fa fare quello che non pensi di riuscire a fare. Forse il consiglio è cercare di fissarsi un obiettivo e da lì andare indietro ricostruendo un po’ gli allenamenti per poter raggiungere quello.

Buckled: Piani per il futuro?

Filippo: Questa è una domanda a cui non so rispondere. Non ho la più pallida idea… Anzi, a volte chiedo agli altri che idee hanno per farmene venire una. Ad agosto a Chamonix ho conosciuto il direttore di gara della La Reunion e mi ha detto “Ah quando vuoi venire scrivimi che…”. Quella è una delle gare che mi piacerebbe molto fare. So che è molto dura. Non si possono usare i bastoncini perché si rovinerebbe il terreno, quindi va un po’ contro le mie difficoltà e debolezze, in salita senza bastoncini fatico molto. Mi piacerebbe come sfida, è complessa da arrivarci, però ho visto che i voli non sono neanche così fuori mercato. Non ho molte idee.

Buckled: Devi trovare un’altra 250 km…

Filippo: Non lo so…

Buckled: Ce ne sarebbe un’altra che mi viene in mente da 214… Nella Valle della Morte in un brutto periodo dell’anno…

Filippo: Quella non mi dispiacerebbe, però lì devi avere uno stuolo di crew che ti aiuta, con la macchina e tutto… E’ un po’ complesso, come il triathlon, è un po’ complesso da organizzare che mi passa la poesia.

Buckled: Allora per il momento aspetterai di vedere cosa dice la lottery del Western States.

Filippo: Con Davide noi avevamo un obiettivo, era continuare a non essere estratti fino ai 50 anni e poi andare e cercare di fare il…

Buckled: Tu adesso sei credo, forse l’unico non ligure ad aver fatto Western States

Filippo: No, c’è anche il mitico Bussino che per ben due volte li in barba a tutti facendo arrabbiare…

Buckled: Lui ha fatto anche i 200 miglia a Taohe

Filippo: Quella, perchè prima di Western siamo stati sempre per portare la famiglia in posti belli, intorno al lago Taohe ed è un posto pazzesco. Sembra di essere in Sardegna, con il mare e le rocce come la Sardegna, a 200 m con l’acqua dolce. Quindi il giro allargato non mi dispiacerebbe. Sarebbe bello da fare in trekking, in casi estremi anche la 200 miglia potrebbe andare bene.
Buckled: Alla fine Candice Burt organizza sia quella che la MOB 240 miglia.

Filippo: Infatti adesso ha detto che ha un progetto di una 500 miglia.

Buckled: Si sta allargando.

Filippo: Però è stata brava perché effettivamente le 200 miglia hanno funzionato.

Buckled: E’ vero. Io ho ventimila domande per te, soprattutto da Lapo. Però andiamo più o meno in ordine di quando me le hanno fatte.
Davide Dinosio chiede: peggio una FKT o una gara di simile distanza? Quindi, una cosa dove sei da solo o una gara…

Filippo: Il concetto di miglior tempo su un determinato percorso è bellissimo. Io avevo contribuito a recuperare un vecchio sentiero e con l fatto di recuperare un record, farlo poi scoprire ad altri… Mi ero inventato la grande traversata elbana, era un vecchio sentiero che congiungeva un estremo dell’isola all’altro, era un po’ in disuso. Si, ci sono delle gare, ma nessuna faceva proprio l’attraversata che invece era uno dei sentieri fatti… Il sentiero più logico per congiungere i due estremi dell’isola. Quindi ho cominciato ad andarci, provare il percorso… Ho provato a fare per la prima volta un tentativo di record, non lo aveva mai fatto nessuno. L’esperimento ha funzionato, gli altri sono andati a farlo in tutte le formule… Coppia, singoli, uomo e donna, con il cane, senza cane, etc… Il record è stato battuto, sono tornato, l’ho rifatto io e poi è stato battuto nuovamente ed adesso è di un altro. Questo è stato un esperimento bellissimo. Devo essere sincero, è più difficile fare un tentativo di record perché sei veramente da solo con te stesso, che in una gara dove hai riferimenti molto più semplici anche dal punto di vista del chilometraggio. Hai i ristori ed hai altri concorrenti con cui puoi confrontarti.

Buckled: Paco chiedeva: Qual è stato, in tutte le gare che hai visto, il più forte discesista ed il più forte scalatore che hai incontrato?

Filippo: Bella domanda… Di scalatori ce ne sono tanti, io adoro vedere dove io arranco la gente correre, quindi Marco DeGaspari, quindi i grandi noti… Sono veramente uno spettacolo da vedere, sia in salita che in discesa. Ecco, sulla discesa secondo me gli europei e chi viene dal mondo delle gare più corte e più tecniche ha una tecnica in discesa che è impressionante. Molto simile a quella degli stambecchi ed i camosci, perché invece di frenare come tutti noi spingono e riescono ad avere appoggi molto più leggeri e raggiungere velocità impressionanti.

Buckled: Matteo Locori chiede: Come hai fatto a preparare la prestazione di due gare così agli antipodi come maratona del Marathon Des Sables e PLT nello stesso anno?

Filippo: Quello rientra un po’ nel metodo cazzomannaggia, quindi… Se ti prepari tanto sulla stessa cosa poi diventi anche bravo. Marathon Des Sables è stato un’occasione, sono riuscito ad entrare senza pagare il costo del biglietto, quindi è un’esperienza che volevo fare ed è stato molto bello. Non è tanto una gara, perché chi vive lì è imbattibile sulla sabbia, galleggiano e fluttuano sulla sabbia, dove tu sprofondi fino al ginocchio. Il paragone non regge. Però è molto bello la gara a tappe, quindi arrivare e… Veramente ritorni alle origini, cioè corri, arrivi, mangi, ti riposi, dormi e riparti. Tutto quello che hai è nel tuo zaino, quindi sta a te decidere, quindi tutto quello che hai è tutto quello che ti deve servire. Nulla di più e nulla di meno. È molto bello questo processo che tutti i giorni prendi, parti e vai. Dormi in terra sui sassi, anche questo tipo di aspetto… Ti rendi conto di come puoi vivere con pochissimo, senza elettricità, senza luce, senza acqua… Proprio alle origini della corsa. Sono agli estremi, però anche la PTL benchè non sia a tappe è spezzettata in vari momenti di corsa e di riposo. Non sono poi così diverse. La preparazione è un po’ diversa. Lo zaino pesa quasi uguale, quindi tutto sommato… Anzi, ora che ci rifletto ci sono più analogie che differenze.

Buckled: Quindi consigliamo a chi deciderà di iscriversi alla Marathon Des Sables di iscriversi anche alla PTL perché la base l’ha fatta.

Filippo: La PTL è… Ormai si potrebbe fare un’accoppiata.

Buckled: Tra l’altro tu hai fatto la Marathon Des Sables con Lapo o magari non con lui, ma c’era lì anche lui…

Filippo: No, ero proprio con lui. Nel senso che lui è arrivato in ritardo e si è sdraiato e si è addormentato sul mio posto letto. Quindi abbiamo dormito per una settimana attaccati l’un l’altro, perché le tende… Le tende che poi sono teli tenuti da quattro bastoni di legno… Sono da otto posti, quindi si è abbastanza stretti. Lì l’ho conosciuto e lì abbiamo… Ci siamo scambiati tante idee sia sugli stati uniti, sia sulle ultra dove lui ancora adesso nonostante io gli dica di rilassarsi un po’ ha un approccio…

Buckled: Lo avevo visto a Portofino e secondo me la cura americana lo sta un po’ sciogliendo, l’ho visto meno rigido a livello di preparazione.

Filippo: Mi piace molto. Lo condivido, nel senso che siamo ingegneri tutti e due, abbiamo fatto tutti e due i consulenti d’azienda… Quindi tu hai un problema, devi risolverlo con i dati. Però lui alla Marathon Des Sables si è presentato con un’alimentazione del tutto liquida, per 7 giorni… Io ho cominciato ad avere qualche dubbio ad un certo punto… Poi si è reso conto anche lui…

Buckled: Tra le altre cose lui ti ha fatto un sacco di domande, non le farò tutte sennò domani siamo ancora qui. Ti chiedeva di collegare noci al discorso degli FKT. Tu avevi fatto Elba e Cervino, c’è qualcos’altro che hai addocchiato?

Filippo: Di cose ce ne sono tante… E’ molto bello riprendere per percorsi, farli e ridargli nuovamente vita… E’ meraviglioso. In Italia abbiamo tantissimi sentieri storici che adesso vedo che i camminatori stanno riprendendo a percorrere. Invece per quanto riguarda il Cervino c’è un progetto di organizzare una gare. Secondo me viene l’HardRock europea. Il percorso è molto complesso, tecnico e impegnativo. Stiamo gettando le basi per l’organizzazione di una gara su quel percorso. Darebbe ancora più vita al mio progetto.

Buckled: Sempre lui chiede se si prova più soddisfazione a correre o a formare, creare un gruppo di appassionati di corsa? In questo caso tramite il negozio…

Filippo: Ultimamente la soddisfazione nell’andare in giro con la gente e vedere che si approcciano un po’ a questo mondo e quando racconti qualcosa delle tue esperienze sono molto incuriositi. È molto bello cercare di tramandare un po’ quello che ho acquisito.

Buckled: Ti faccio l’ultima sempre sua, credo che sia una domanda un po’ interessata… Che strategie hai per convincere tua figlia a correre? Se esiste una strategia…

Filippo: Con i figli è molto complesso. Convincere mia figlia a correre è facilissimo perché non sta ferma un secondo. Con mio figlio, che è più riflessivo e più studente, meno atleta… Ci ho provato, però penso fondamentalmente che con i figli è importante essere d’esempio. Fargli capire che con lo sport… Lo sport insegna che se ti impegni ottieni un risultato, cosa non scontata. Secondo me con l’esempio anche loro capiscono. Poi se hanno voglia intraprendono, se trovano la loro strada in un determinato sport poi lo faranno. È difficile cominciare ad allenare… Io li faccio parlare. Tendenzialmente se devo fare una camminata o voglio fare una corsetta con i miei figli, devo trovare un argomento che li impegni, così non si rendono conto dei km che passano. Uno dei problemi, purtroppo, è che per noi distanze e tempi sono molto diverse da chi non corre. Quello è sempre la mia difficoltà. Se sono in giro io so più o meno quando arrivo e a che ora, invece se dici che è dietro l’angolo e poi ci sono 10 km di pietraia gli altri cominciano ad odiarti in maniera importante.

Buckled: Ottimo. Direi che ci siamo. Filippo grazie mille!

Filippo: Grazie a te!

Buckled: Non vedo l’ora di vedere cosa ti inventerai, quale follia ti inventerai
per il 2020 e grazie di essere stato ospite sul podcast.

Filippo: Grazie a te per il salto nel passato di questi 12 anni di corsa.